Matteo B.Bianchi, La vita di chi resta, Mondadori, 2023

Quando sei vittima di una simile tragedia l’unica cosa che vuoi fare è farla finita.

Allontanarti da tutto e da tutti, mettere fine allo strazio in un colpo solo.

Ed è la sola cosa che non puoi fare. Perchè hai visto cosa provoca sugli altri, i danni emotivi che crea.

Non potresti mai infliggere a coloro che ami quell’inferno che stai vivendo tu ora.

Una contraddizione perfetta, di una crudeltà sublime.

Ci stiamo passando di mano in mano varie copie di questo libro: nei gruppi vis à vis come quelli in web ci sono tante persone che lo leggono, che passano la loro copia ad un altro, che si incoraggiano a vicenda a prenderlo in mano. È stata come una ondata di letture, di rimbalzi di citazioni: tutti ci hanno ritrovato qualcosa di sè che non avevano avuto modo di dire, tutti si sono potuti rispecchiare, vedere la loro storia da un altro punto di vista, aprire nuove finestre sulla loro vicenda. C’è un senso di gratitudine generale per chi ha messo su carta un dolore che accomuna così tanti survivors ma che raramente trova una espressione tanto chiara, tanto ricca di profonde intuizioni.

Sono molte le persone che arrivano ai nostri gruppi, online e in presenza, dopo aver perso qualcuno di caro per suicidio. Cercano gli occhi, cercano la voce di un simile, di qualcuno che possa capire la profondità e la difficoltà del loro dolore perché solo un “simile” può capire e ascoltare, perché è ancora difficile parlare della scelta dell’altro di lasciare la vita e di cosa è fatta la vita che resta a chi resta.

È un testo maturo, profondo, sapiente nelle aggettivazioni eppure fluido, scorrevole: lo si legge di getto, accalappiati quasi dal fluire delle emozioni, dalla chiarezza della scrittura, dall’analisi lucida degli eventi, delle reazioni interne ed esterne alla morte del compagno.

Ci ha scritto una mamma: “Il libro l’ho divorato: parla del dolore ma usando parole “leggere”, forse per gentilezza nei confronti del lettore: Mi ci sono ritrovata completamente: Mi sembrava di leggere esattamente quello che ho provato e scritto in quei momenti: il buio, l’abisso, le domande senza risposta, i consigli che vorresti cancellare, il senso di colpa che non ti abbandona mai nonostante impari ad amare ancora, nonostante continui ad amare, l’illusione di poterlo vedere ancora in qualsiasi luogo ed è stata una grande emozione leggere che non farà mai un gesto del genere perché conosce bene il dolore che arreca. Pur non volendo più vivere, dopo la morte di mio figlio, anche io ho capito che non avrei potuto togliermi la vita”.

Vi suggeriamo di leggere il commento di Maurizio Crosetti su La Repubblica: qui

Ci è piaciuto il post di Nicoletta Cinotti su questo libro.

Qui trovate una intervista all’autore al Salone del Libro di Toriino

Nel nostro sito potete anche leggere la pagina Affrontare un suicidio