Utilizzare la scrittura

La pratica della scrittura, anche solo quella di un diario, aiuta a riflettere, a esprimere le proprie emozioni, a lavorare su se stessi, soprattutto in un momento tanto turbolento come questo.

Usate questo strumento anche per comunicare con chi vi conosce o con chi vive o ha vissuto un’esperienza simile alla vostra.

Lo scambio con gli altri ci aiuta sempre a trovare dentro di noi le parole per chiarire e fare a poco a poco luce sul groviglio delle nostre emozioni, comprendere i vissuti degli altri, spesso diversi dai nostri.

Noi ci siamo

Se non avete nessuno a cui scrivere, scrivete a noi: info@sostegnolutto.it   Noi ci siamo. Parlateci di voi, di come vi sentite, raccontate della vostra esperienza, di cosa sentite di avere bisogno.

 

Potete scrivere anche una lettera all’Associazione Maria Bianchi che da anni aiuta le persone in lutto con un rapporto epistolare individuale.

 

Al termine della settimana del lutto ho ripreso a scrivere. Quando a un uomo capita una tragedia una delle sensazioni più forti che prova è quella di essere esiliato da tutto ciò in cui credeva, di cui era certo, dalla storia di tutta la sua vita. All’improvviso niente è più scontato.

Per me, tornare a scrivere dopo la tragedia è stato un atto istintivo. Avevo la sensazione che così facendo avrei potuto, in un certo senso, tornare dall’esilio.

Ho ripreso a scrivere. Sono tornato alla storia che, stranamente, era uno dei pochi luoghi della mia vita che ancora potevo capire. Mi sono seduto alla scrivania e ho cominciato a riannodare i fili lacerati della trama. Dopo qualche settimana ho sentito per la prima volta, con un certo stupore, il piacere di scrivere. Mi sono ritrovato a cercare per ore una parola che descrivesse con esattezza un preciso sentimento. Mi sono reso conto di non potermi accontentare di un termine che non rispecchiasse fedelmente quel sentimento. A tratti mi stupivo che qualcosa di tanto piccolo accentrasse a tal punto la mia attenzione quando il mondo intorno a me era crollato. Ma non appena trovavo la parola giusta avvertivo una soddisfazione che pensavo non avrei più provato in vita mia: quella di fare qualcosa come si deve in un mondo tanto caotico. Talvolta mi sentivo come chi, dopo un terremoto, esce dalle macerie di casa, si guarda intorno, e comincia a impilare un mattone sull’altro. […] Ritrovavo dentro di me il desiderio di toccare tutte le sfumature di un sentimento, di una situazione, di un rapporto. E non temevo il dolore che talvolta questo contatto provoca. Riscoprivo che scrivere è per me il miglior modo di combattere l’arbitrarietà – qualsiasi arbitrarietà – e la sensazione di essere una vittima impotente dinanzi a essa. E ho imparato che in certe situazioni l’unica libertà che un uomo ha è quella di descrivere con parole sue il proprio destino.

David Grossman, “Voglio parlare della pace”, La Repubblica, 11 Ottobre 2010

IMMAGINE: Photo by Debby Hudson on Unsplash