Qual è il senso del lutto?

Lungo il corso della vita è decisivo poter rintracciare e attribuire un senso all’esperienza del lutto. Comprendere che la perdita che ci fa soffrire, che ci rende più poveri e più soli, che ci addolora, che mette a soqquadro il nostro modo di vivere e di sentire, ci sollecita e ci obbliga a profondi cambiamenti.

“Pensare, sapere che mam. è morta per sempre, completamente (un “completamente” che si riesce a pensare solo facendosi violenza, e senza che ci si possa aggrappare troppo lungo a questo pensiero), significa pensare lettera per lettera (letteralmente e simultaneamente), che anche io morirò per sempre e completamente. Nel lutto (quello di questa specie, il mio), c’è dunque un nuovo e radicale addomesticamento della morte; dato che prima si trattava solo di un sapere preso in prestito (goffo, venuto dagli altri, dalla filosofia, ecc), ma adesso è il mio sapere. Non mi può fare molto più male del mio lutto.”
 
(R.Barthes, Dove lei non è, Einaudi, 2010)

Un percorso di trasformazione

Una perdita dolorosamente vissuta e profondamente elaborata può creare le condizioni di una maturazione interiore: il raggiungimento, certamente sofferto, di una identità più matura, una maggiore consapevolezza dei valori e delle scelte che guidano l’esistenza, il riconoscimento dell’importanza della componente relazionale e affettiva nell’incontro con gli altri. E eventualmente anche un interrogarsi sul tema della trascendenza.

“Mi sono resa conto che in questi due anni e otto mesi la casa è rimasta sempre quella, nessun movimento, nessuno spostamento. Quest’ anno abbiamo deciso di ridipingere la casa, svuotare mobili, librerie, rimettere in ordine e questo ha fatto riemergere tanti, troppi ricordi, di quanto tempo fa? A volte mi sembra ieri, a volte mi sembra una vita, ed è stato triste e dolce nello stesso tempo. Ho cambiato posto ad alcune cose, ho riservato agli album e foto di mio figlio un intero ripiano della libreria, il più comodo da raggiungere, perché chiunque possa, se vuole, rivederlo, ricordarlo, ripensarlo. Mentre lavoravamo, mio marito ed io, da soli, scambiavamo parole, ricordi, qualche lacrima polverosa, e ho avuto la sensazione netta che insieme alla casa anche noi ci levassimo di dosso la polvere, lo sporco, che fossimo capaci di immaginare qualcosa di più, che addirittura in qualche momento riprendessimo a sognare, a fare progetti.”

L’eredità che il lutto ci lascia

L’esperienza della perdita di una persona significativa lascia come presenza dentro di noi, oltre il sentimento dell’assenza, un’eredità spirituale e simbolica. Lascia un bagaglio di memorie, di affetti, di esperienze ed emozioni condivise e l’acquisizione, spesso in maniera del tutto inconsapevole, di un patrimonio affettivo, relazionale e simbolico da trasmettere alle generazioni successive e che testimonia la continuità della vita.

Noi siamo ciò che siamo perché abbiamo vissuto e interiorizzato queste relazioni, che via via nel corso del tempo ci accompagnano senza lasciarci mai.” Come scrive Rainer Maria Rilke: ‘potremmo mai essere, noi, senza i nostri morti’?”.

(L.Crozzoli Aite, “Perdonare la morte”, in La perdita, a cura di B.Massimilla, Vivarium, 2011)  

 

IMMAGINE: Lorraine Wenham, CC BY 4.0 , via Wikimedia Commons

 

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