Gli operatori socio-sanitari e il lutto

Anche se gli operatori socio-sanitari sono costantemente a contatto con le tematiche della malattia, del fine vita e del morire può essere facile per loro sottovalutare il riconoscimento delle problematiche che le esperienze della perdita e del lutto possono provocare a tutti i livelli: fisico, emozionale, relazionale, spirituale, socio-economico.

Una sfida costante

Accompagnare alla morte una persona malata o accogliere la possibilità che la perdita possa verificarsi durante il percorso di cura mette duramente alla prova le risorse emotive degli operatori socio-sanitari e li confronta con il loro stesso limite professionale ed umano esponendoli ad una sofferenza interiore che può manifestarsi in modalità inaspettate ed investire le aree più significative della vita.

Certamente, come diceva Colin Parkes, “il lutto non è una malattia” ma non di meno può essere fonte di grave disagio e sofferenza per le persone che lo sperimentano. In alcune situazioni in cui, oltre alla perdita di una persona significativa, chi rimane è costretto a confrontarsi con problematiche diverse come l’assenza di reti familiari o comunitarie di sostegno; povertà, condizioni di malattia organica, disagio mentale, vecchiaia; marginalità o isolamento sociale – è prevedibile che possano manifestarsi complicazioni e conseguenze negative sia sul piano della salute fisica che psicologica e relazionale.

Il sovrapporsi dei piani: personale, professionale

Esplorare la propria reazione alla perdita e i propri lutti personali rappresenta per l’operatore una risorsa importante per comprendere meglio le difficoltà in cui si muovono i familiari e per rispondere in maniera adeguata alle loro richieste di vicinanza e sostegno. Ciò è maggiormente necessario se l’operatore attraversa una perdita personale significativa. I piani personali e professionali, sempre in realtà interagenti a livello profondo, sono in questo caso portati in primo piano nell’esperienza personale e il loro sovrapporsi può determinare un acuirsi continuo del proprio dolore o, al contrario, una pericolosa anestetizzazzione dalle proprie reazioni di partecipazione emotiva nell’incontro di cura.

Aiutare un operatore in lutto vuol dire, al tempo stesso, aiutarlo a distinguere e collegare i due piani coinvolti nell’esperienza facendo in modo che il continuo rimando tra personale e professionale possa tradursi gradualmente in un approfondimento dell’ascolto di sé e dell’altro.

Il “Gruppo Eventi Sostegno e Formazione” ha accumulato molteplici esperienze di formazione e di sostegno agli operatori socio-sanitari confrontati con il lutto e la perdita.
Vi suggeriamo di consultare la sezione “Formazione” del nostro sito.

APPROFONDIMENTI

L.Crozzoli, “Sotto il camice degli operatori”, in Rivista di Psicologia Analitica, Ottobre 2023 – Sotto il camice degli operatori

M.Orzalesi, “La morte di un bambino in terapia intensiva neonatale”, tratto da Sarà cosi’ lasciare la vita?, a cura di L.Crozzoli Aite, Edizioni Paoline 2001 – M.Orzalesi.pdf

P.Bagolan, “Senza càmice di fronte alla sofferenza e alla morte”, tratto da Sarà cosi’ lasciare la vita?, a cura di L.Crozzoli Aite, Edizioni Paoline 2001 – P.Bagolan.pdf

L.Grassi, “Vivere la perdita. Il disagio degli operatori”, tratto da Assenza più acuta presenza. Il percorso umano di fronte all’esperienza della perdita e del lutto, a cura di L.Crozzoli Aite, Edizioni Paoline, 2003 – L.Grassi.pdf

P.Massaglia, “Di fronte alla sofferenza e alla morte, insieme al bambino, all’adolescente e alla famiglia”, tratto da Assenza più acuta presenza. Il percorso umano di fronte all’esperienza della perdita e del lutto, a cura di L.Crozzoli Aite, Edizioni Paoline, 2003 – P.Massaglia