Lo stress fisico ed emotivo
La morte di una persona cara crea uno stato di shock uno stress sia emotivo che fisico: mente e corpo, d’altronde, sono strettamente collegati.
Quali sono le conseguenze a livello fisico?
È facile sentirsi irrequieti, esausti, prosciugati di ogni energia, eppure insonni; i sogni sono agitati, spesso si hanno problemi di concentrazione e memoria. Molti soffrono di continui giramenti di testa e di un senso di stordimento, hanno palpitazioni, tremori e difficoltà respiratorie. Questa sofferenza emotiva così intensa è spesso accompagnata anche da mal di testa, mancanza di appetito, perdita del desiderio sessuale, senso di nausea e/o diarrea, irregolarità nel ciclo mestruale per le donne. Con il tempo, gli effetti fisici del lutto tendono a scomparire.
Nel caso di malattie croniche o pre-esistenti come ad esempio, l’artrite, l’asma o l’eczema, queste possono peggiorare o riacutizzarsi oppure, come accade per il diabete o la pressione alta, subire forti alterazioni, che richiedono un costante controllo.
“Perché sono tutta indolenzita e dolorante? Per via del pianto, mi dicono. Non sapevo che fossero coinvolti dei muscoli, nel pianto. Non è il male a sorprendermi, ma la sua manifestazione fisica, la bocca amarissima, come se avessi mangiato un pasto ripugnante e avessi scordato di lavarmi i denti; un peso atroce sul petto e la sensazione che dentro di me tutto si vada disfacendo. Il cuore – il mio cuore vero e proprio, niente di metaforico, intendo – sta sfuggendo da me, ha preso la sua strada, batte troppo veloce, non andiamo più a tempo. L’angoscia che provo non è solo dello spirito, è anche del corpo. Carne, muscoli, organi, tutti compromessi. Non esiste una sola posizione comoda. Per settimane ho la pancia in subbuglio, tesa e contratta per un presentimento, la certezza costante che morirà qualcun’altro, che le perdite saranno tante.”
(C.N.Adichie, Appunti sul dolore, Einaudi, 2021)
“Nei primi tempi mangiavo quando capitava, spizzicavo sempre e cercavo di non sedermi mai a mangiare dove, prima, avevamo mangiato insieme. Vivevo nel caos. Non riuscivo neanche a guardare la televisione: tutto mi dava fastidio, una sorta di nausea, e non riuscivo neanche a seguire un programma stupido. Mi distraevo, piangevo, non ricordavo cosa era appena successo.”
E a livello psicologico?
In genere ai disturbi fisici si accompagnano disturbi di tipo psicologico, in prevalenza stati depressivi (tendenza a chiudersi ed isolarsi, passività, mancanza di energia fisica e psichica ), stati di ansia (accelerazione del battito cardiaco, sudori caldi, insonnia e mancanza o eccesso di appetito).
È frequente che nel periodo del lutto alcune persone cerchino rifugio nei farmaci antidepressivi e ansiolitici (utili solo per brevi periodi) o nell’alcol e perfino nella droga, ma questi ultimi rimedi non servono a risolvere realmente i problemi del lutto, anzi rischiano di provocarne di nuovi (alcolismo, dipendenze).
“Ho preso farmaci per un anno, e per un anno ero come imbambolata. Quando ho cominciato a ridurli mi è arrivato il dolore: quello feroce, disperante, totale. Mi sentivo come nel minuto immediatamente successivo a quello in cui avevo saputo la notizia. A che mi sono serviti quei farmaci? Forse solo a rinviare quel lavorìo che – dopo – non ho potuto evitare.”
Cosa fare per aiutarsi?
È possibile che subito dopo la morte vi sentiate così a terra da non riuscire neanche ad immaginare di riprendervi: cercate di non aspettarvi troppo da voi stessi, di fare uno sforzo per non pensare troppo al futuro. Concentratevi sul vivere una giornata dopo l’altra. Accettate l’aiuto offerto da parenti e/o amici e, anzi, chiedetelo quando ne sentite il bisogno. Con il tempo, le cose migliorano.
È esperienza frequente, subito dopo la morte del proprio caro, avvertire la presenza fisica della persona scomparsa, talvolta anche avere l’impressione che giri per casa, o vederla e parlarle. In genere queste particolari forme di contatto con il defunto durano per breve tempo; se permangono o aumentano nel tempo significa che avete bisogno di aiuto per superare la perdita: parlatene e condividete il vostro dolore con persone che vi sanno stare vicine.
“Allora non capivo, non vedevo quanto tutto ciò mi sosteneva, mi permetteva di non impazzire ma le cose che per me sono state fondamentali per risalire alla superficie sono queste:
– avere accanto persone che non si allontanavano, che mi restavano comunque vicine;
– un amico caro: con parole delicate spesso mi ha detto “aspetta, aspetta a decidere, datti tempo; ci sono decisioni importanti da prendere ma non urgenti, aspetta”. Non mi metteva un freno, non l’avrei sopportato, ma le sue parole mi permettevano di respirare;
– avere degli impegni a cui non mi potevo sottrarre: il lavoro e i miei genitori anziani;
– poter condividere la mia sofferenza con altre persone in lutto: le prime cose nella lista erano sempre lì, indipendentemente da me, ma non mi permettevano di incontrare altri come me. Frequentare un gruppo, invece, è stato per me come avere davanti specchi e finestre che aprivano ad altro.”
IMMAGINE: Tenace10, CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons
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