La ferita del lutto

Con la parola “lutto” s’intende sia la reazione emozionale che sperimentiamo quando perdiamo una persona significativa, sia il tempo che segue alla sua morte.

Perché parliamo di “ferita”?

Chiunque sia mancato – un figlio, un coniuge, un genitore, un fratello, un nonno, un amico – sentiamo di aver perso una parte di noi stessi e, com’è naturale, sperimentiamo un periodo di sofferenza e difficoltà. Non si può amare qualcuno e perderlo, senza sentirsi soli e deprivati del suo affetto, della sua esistenza, senza diventare vulnerabili e provare dolore.
Con la morte della persona viviamo uno strappo che tocca il nostro passato e la nostra capacità di guardare avanti: non solo perdiamo il calore della sua presenza, e con questa una parte di noi stessi e della nostra storia, ma anche lo sguardo in avanti che si esprimeva in progetti e prospettive.

Ci sentiamo feriti nel corpo così come nel nostro modo di relazionarci agli altri, nella nostra possibilità di pensare al futuro come nei nostri sentimenti più intimi. La ferita è aperta, dolorosa. Solo il tempo, l’accettazione del dolore, la fatica ed un impegno personale permetteranno alla ferita di cicatrizzarsi.

Si guarisce da questa ferita?

È necessario un vero e proprio lavoro per poter tornare a vivere una vita che sicuramente sarà molto diversa da quella di prima ma che, con il tempo, potrà ridiventare ricca di valore se riusciamo a integrare la perdita nella trama della nostra vita.

“Come con quelle che segnano il corpo, anche la mia cicatrice, quella che indica dove c’è stata la separazione da te, cambia con il tempo: cambia con il passare dei giorni, cambia con il sole e se qualcuno mi sorride, si fa più penosa quando l’indifferenza altrui mi circonda, quando i ricordi di te mi sopraffanno.”

Chiunque abbia attraversato un’esperienza così dolorosa come quella del lutto ed è riuscito ad andare avanti, sa che ci si può dare forza, scoprendo che la vulnerabilità, la disperazione, la paura convivono in ciascuno di noi a fianco del coraggio e della determinazione a vivere.

Cosa influenza il modo in cui viviamo il lutto?

Il vissuto della perdita e l’elaborazione del lutto sono influenzati da molteplici aspetti che inevitabilmente rendono diverso il percorso di ogni persona.

Le variabili fondamentali sono sicuramente il grado di parentela, l’intensità e la qualità della relazione e il supporto del contesto familiare e ambientale. Naturalmente sono aspetti rilevanti e significativi anche le caratteristiche psicologiche personali, il genere, l’età, le modalità di risoluzione dei lutti precedenti, le circostanze della malattia (lunga o breve durata, presenza di sintomi dolorosi, stato di coscienza…), le modalità del decesso (morte improvvisa o attesa, luogo, stato della salma), la pressione delle necessità quotidiane e del contesto socio-culturale.

Non c’è un unico modo di vivere il lutto

Il lutto viene vissuto ed elaborato in tempi e modi molto personali e differenti: non esiste una maniera giusta in assoluto. Ciascuno di noi ha personalità, modi di affrontare la vita e un passato diversi, per cui il dolore e i comportamenti saranno differenti da quelli di qualsiasi altra persona, anche degli altri membri della famiglia. Alcuni superano il lutto in breve tempo, altri lo portano nel loro cammino a ogni passo; alcuni ne risentono profondamente, altri diventano più maturi, più validi di prima: certamente tutti ne soffrono.

Ognuno esprime il lutto a suo modo

Anche le manifestazioni del lutto sono molto diverse: alcune persone si comportano in maniera distaccata e controllata, altre piangono e si disperano rumorosamente; alcune vogliono stare da sole, altre preferiscono una compagnia costante; alcune eliminano subito dopo la morte le cose che appartenevano al defunto, altre le conservano immutate per anni; alcune vanno ogni giorno al cimitero, altre lo rifuggono totalmente.

Rispetto agli uomini, le donne tendono ad avere reazioni emotive più intense e ne sanno parlare con più facilità: forse proprio per questo riescono a trovare più appoggio negli altri. Spesso capita che gli uomini “facciano i forti” per aiutare se stessi e gli altri familiari. Nascondono le emozioni più intime, e per non mostrare la loro vulnerabilità, trovano mille cose per tenersi occupati ed evitare di parlare della perdita che hanno subito. Se un uomo affronta in questo modo l’esperienza del lutto, bisogna rispettarlo, ma sarebbe meglio se riuscisse a chiedere aiuto, a condividere il proprio dolore e ad aprirsi agli altri.

IMMAGINE: Adam Excell on Unsplash

 

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