Leggendo, i momenti più belli sono quelli in cui incontriamo un’idea, un’emozione, una visione del mondo che credevamo speciale, privata, tutta nostra. E invece eccola lì, messa nero su bianco da qualcun’altro, da una persona che non abbiamo mai conosciuto, che magari è morta da un pezzo. È come se una mano tesa uscisse da quelle pagine.
A. Bennet, Gli studenti di storia, Adelphi
“È come se una mano tesa uscisse da quelle pagine”: è proprio quello che speriamo possa provare chi visita il nostro nuovo sito SENZA DI TE. Cogliere una mano tesa vuol dire sentirsi parte di una comunità di pari che aiuta, guida, insegna, condivide, riflette. Che si espone. Una comunità di pari che mette a disposizione la sua esperienza, il suo percorso. Che offre le sue parole, le sue osservazioni, le sue riflessioni sulla perdita. Che costruisce un patrimonio comune da cui ognuno può attingere, in cui tutti si possono rispecchiare, confrontare. E – speriamo – trovare sostegno.
Cos’è e come è organizzato SENZA DI TE?
Da abbandono a zitto, il sito presenta circa 480 parole (lemmi) rappresentate lungo una ruota che scorre. Ad ogni lemma sono associati brevi testi scritti in prima persona e, a volte, immagini. Le parole possono essere esplorate in ordine alfabetico o casuale o ricercate all’interno di tre aree specifiche: NEL VORTICE, il tempo iniziale, più feroce del lutto, STARE NEL LUTTO, il tempo in cui si fanno i conti con la perdita, in cui si elabora il lutto, STARE MEGLIO, il tempo della ricostruzione, quando la sofferenza è scemata e si sono trovati gli strumenti per stare meglio.
Ogni lemma riporta:
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(in tondo) le parole di autori classici o contemporanei della letteratura (narrativa, poesia) italiana e straniera.
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(in corsivo, quasi sempre in prima persona) le parole tratte da testi autobiografici raccolti nei gruppi di mutuo aiuto, nei forum e in occasioni laboratoriali sul tema del lutto. Non sono indicati da nessuna sigla, sono le voci che ci sono arrivate nei tanti anni nella nostra esperienza di accompagnamento delle persone in lutto
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occasionalmente, delle immagini artistiche: esprimono stati d’animo che la parola non arriva a dire
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alcuni testi non di narrativa o poesia ma tratti dalla letteratura “scientifica” sul processo del lutto o su temi pertinenti.
Inoltre, per alcuni lemmi, laddove ci è sembrato che potessero arricchire la comprensione della parola, sono state inserite delle indicazioni sulla loro origine etimologica.
Alla fine di ogni voce, indicati da una freccia, compaiono dei rimandi ad altre parole. Come in un gioco di specchi e di rimbalzi, i rimandi possono essere per completamento, per assonanza, per affinità, per evocazione e anche per contraddizione. Possono offrire finestre da cui osservare, diverse una dall’altra, nuovi punti di vista, fornire altri spunti di riflessione o presentare delle complementarietà.
Certo, parlare dell’esperienza universale del lutto utilizzando in qualche modo la forma di un dizionario, può essere vista come una strana sfida. Eppure, ci è sembrato che questa soluzione permetta non solo di restituire, come in uno specchio a multiple facce, la grande complessità dell’esperienza della perdita ma anche il senso di confusione e di disorientamento con il quale si entra nel lutto e con il quale, nel tempo, ognuno impara a fare i suoi conti, trovando il modo di navigare il tempo nuovo nel quale si trova a vivere.
L’attenzione del sito è puntata sulle tante sfumature delle emozioni che si attraversano, sui piccoli e grandi cambiamenti nei confronti dell’assenza, sul moto ondivago di questo lungo processo, sui grandi interrogativi esistenziali, sulla maniera in cui il linguaggio stesso cambia durante l’elborazione della perdita, sul trasformarsi della nostra relazione con gli altri e con chi abbiamo perso e sui tanti sottili modi in cui il dolore del lutto si manifesta, incluse quelle che B.Tobagi chiama “le piccole cose atroci1”. Quello che ne risulta è una partitura in cui la pluralità di voci permette di esplorare anche le componenti più minime in cui si declina la sofferenza per la perdita di una persona amata.
A chi è destinato questo sito?
Chiunque viva o abbia vissuto l’esperienza della perdita di una persona significativa è il destinatario di questo sito. Pensiamo che SENZA DI TE possa essere un buon compagno di viaggio: un compagno propositivo e attento, capace di riflettere e rimandare suggerimenti, spunti, riflessioni, echi nei quali l’utente possa riconoscere come vere e autentiche le parole altrui, e farle proprie. Sapere di non essere soli, unici, nell’attraversare il tempo lungo e difficile del lutto, essere aiutati a trovare le parole per esprimere quel che nel maremoto interno non riesce a trovare forma, esplorare le proprie risorse sono i principali compiti cui speriamo il sito sappia assolvere.
Il sito può essere una buona guida anche per chi si trova vicino ad una persona in lutto: per capire la complessità di ciò che l’altro vive e affinare la propria sensibilità in modo tale da per poter essere accanto all’altro come presenza veramente ascoltante e consapevole
Sicuramente il testo parla anche a chiunque sia interessato a riflettere su questa esperienza così umana, che ci obbliga al confronto con la morte e la nostra finitezza.
Come si usa SENZA DI TE?
Ogni utente troverà il suo modo di esplorare il sito. Non c’è un senso di progressione lineare. Non c’è neppure un percorso unico di lettura. Ognuno, esplorando, troverà il suo filo: può decidere di seguire l’ordine alfabetico e perdersi all’interno della confusione dei lemmi, delle contraddizioni, degli echi evocati. Può decidere invece di fermarsi su una voce alla volta (una parola al giorno?), in relazione alla curiosità, all’interesse, al bisogno, all’ispirazione. Oppure di andare a caso, senza ordine alcuno. Di seguire, altrimenti, il filo dei rimandi di parola in parola.
Quali ne sono gli obiettivi?
Questa polifonia risultante dall’interazione di voci di timbro tanto diverso può avere vari obiettivi. Può essere – nell’esplorare le parole di altri – guida, specchio, compagno di viaggio o amo al tempo stesso. Anche essere infastiditi da una voce può essere utile, se non si volta subito la pagina, se ci si guarda dentro.
Se lasciato lì a riposare, a sedimentare, ogni lemma può essere – ed è questo che speriamo – come il lievito: può dare moto al cambiamento, alla riflessione, alla ripresa. Può servire a riconoscersi, conoscersi, approfondire, anticipare, scavare e rispecchiarsi – o ritrovarsi, invece, diversi: speriamo che sia come una feconda traccia di nuovi percorsi, di nuove riflessioni.
Spesso, davanti all’impatto brutale e – sempre – inaspettato (anche quando è atteso) con la morte rimaniamo afasici, incapaci di trovare le parole per condividere tutte le sfumature (delle nostre emozioni, degli impercettibili spostamenti nelle relazioni, delle crisi, delle forme del dolore): l’obiettivo del testo è quindi anche quello di offrire un ventaglio articolato di parole per (aiutare a) parlare della sofferenza della perdita.
Il testo, infine, può essere uno stimolo, un suggerimento per percorsi di lettura, una base dalla quale partire per approfondire.
Il tempo del lutto destrutturato, sezionato nelle sue componenti, scomposto nelle sue infinite declinazioni e nella moltitudine delle voci individuali ritrova la sua unità nel senso di base dell’appartenere alla vita e della relazione con l’altro. È, alla fine, la comunità, quella che E.Borgna2 chiama la “comunità di destino” che ci guida fuori dal labirinto e ci permette di appartenere, ancora una volta, al fluire, al fiume della vita.
Come è nato questo progetto?
Sono stati gli anni di letture e di impegno con i gruppi di aiuto mutuo aiuto e la riflessione sull’importanza capitale della condivisione e dell’ascolto dell’altro che ci hanno spinto a dare vita a questo nuovo sito, perché fosse una ulteriore risorsa a disposizione di chi affronta il lutto.
Infatti, in una società fortemente inclinata verso la negazione della morte e del dolore, gli spazi per esprimere e elaborare la propria pena per la morte di una persona cara sono sempre più ristretti. Nella solitudine in cui spesso si vive l’esperienza della perdita, avere a disposizione almeno una pluralità di voci, di punti di vista, di osservazioni che fanno eco al proprio sentire, permette – speriamo – di sentirsi accompagnati, meno soli e meno unici nella propria esperienza di dolore.
Come è stato costruito?
Due parole vanno spese sul tema della scelta e dell’”estrazione” dei testi letterari. È normale sentirsi sospettosi nei confronti di una storia se non si riesce a capire chi è che la racconta, per quale motivazione e a quale contesto (geografico, storico o culturale) appartenga la voce narrante. La nostra scommessa è però che l’utente accetti di “sospendere il sospetto” e si renda invece disponibile ad ascoltare in sé l’eco e le risonanze intime dei micro testi proposti. Ci auguriamo che ogni frammento scelto, pur nella violenza dell’estrazione dal suo contesto di nascita, possa avere una valenza generale se integrato nel contesto più ampio di una riflessione puntuale sul dolore della perdita.
Lo stesso vale per i testi tratti dai forum, dalle occasioni laboratoriali, dai materiali autobiografici che abbiamo avuto a disposizione. Questi testi, caratterizzati da uno stile informale, vicino all’oralità, sono stati riportati con le modifiche necessarie a renderli fruibili.
Dietro questa raccolta di voci individuali non c’è una teoria, né la pretesa di parlare in termini universali, né un unico punto di vista: questa, pensiamo, ne sia la ricchezza. Contraddizioni e incongruenze, apparenti discontinuità, anche di registro, tra le voci “scientifiche” e quelle poetiche, tra i lemmi descrittivi e quelli narrativi, non fanno altro che contribuire ad evidenziare e arricchire la complessità e lo spessore della tela, a rispecchiare la variabilità, la mutabilità, le sfumature che riscontriamo costantemente in ognuno di noi e in noi stessi come collettività quando ci confrontiamo con la perdita. Se non c’è una teoria, questo però è il frutto della pratica: ci sono quindi l’esperienza, l’osservazione, l’ascolto, la familiarità e la frequentazione.
1 – Benedetta Tobagi, Come mi batte forte il tuo cuore, Einaudi, 2000
2 A.Bonomi e E.Borgna, Elogio della depressione, Einaudi, 2011
