Quanto dura il lutto?
Non esiste una risposta valida per tutti: ogni persona ha i propri tempi. L’elaborazione del lutto può durare mesi, talvolta anche anni, e dipende dalla personalità, dalle esperienze, dalle circostanze della morte e dal legame con chi non c’è più.
Il tempo del lutto è personale
Non è possibile dare una risposta che valga per tutti: ogni persona, infatti, ha il suo tempo e reagisce in modi diversi a seconda della sua personalità, delle sue esperienze, delle circostanze della morte e del rapporto che aveva con chi non c’è più. Il processo di elaborazione del lutto può durare mesi, talvolta anche anni.
Accogliere il dolore: cosa aiuta davvero
Pensare di superare questa fase in poco tempo, come vi sentirete forse dire da molti, è irrealistico. Perché un’amputazione, una ferita profonda si rimargini servono tempo e cura: così anche per il vuoto lasciato da una persona amata. Solo con il passare del tempo, con un lavoro su se stessi e molto spesso con la condivisione con altre persone può cambiare il rapporto con il proprio dolore: lo stato di sofferenza si attutisce e gradualmente la vita comincia ad apparire meno vuota e priva di senso.
Voci dal lutto
“Nulla posso fare per scacciar via dal mio cuore il dolore e quindi debbo imparare ad accoglierlo, accettarlo come parte di me ed imparare a conviverci. Certo non mi piace e ancora non mi ci riconosco e istintivamente mi ribello, ma poi mi rendo conto che non serve a nulla, lui è sempre lì solido come una montagna quindi tanto vale provare a conviverci aspettando che il tempo passi e che forse imparerò a gestirlo. Il dolore è energia, energia sottilissima ma molto potente che può essere utilizzata in diversi modi: dipende da come ci poniamo ad esso e dinanzi alla vita in generale”.
Una nonna
“E’ vero che il dolore colpisce tutti e trovo anche vero che ognuno risponde a modo suo: c’è chi pensa di dover comportarsi da addolorata tutta la vita e si ritira da essa (ad un certo punto penso che soffra anche per la sua infelicità oltre che per la morte della persona amata), e c’è chi convive con l’assenza addolcendola e aprendosi all’altro”.
Una moglie
Quando il lutto diventa più sopportabile
Anche se all’inizio è impossibile immaginarlo o crederci, un po’ alla volta riusciamo ad accettare la perdita: il ricordo di chi non c’è più ci porta tenerezza e consolazione. Diventa gradualmente sempre meno straziante ripensare a quello che è stato e il dolore si fa più sopportabile.
“Se penso agli ultimi giorni della malattia di mio marito torno a piangere come prima… di diverso adesso c’è che riesco a sorridere davanti ai ricordi belli e che la sua assenza e’ diventata una “compagnia”. Adesso accolgo i due aspetti dell’assenza senza giudicarmi”.
Una moglie
“Quando ti viene nostalgia, non è mancanza, è presenza, quando ti viene di pensare a me io sono presente.”
Erri De Luca, Montedidio, 2008
Trasformare la ferita: dal dolore alla nostalgia

Non c’è nulla che possa sostituire chi si è perduto: la sofferenza non può essere evitata né negata. E’ necessario appropriarsi del proprio dolore, addomesticarlo, renderlo pensabile e vivibile aspettando che si verifichi quella trasformazione per cui la pena e la disperazione non vengono cancellate ma si tramutano in nostalgia, ricordo e, a volte, in forza interiore. Il contatto con la morte contiene in sé la possibilità di un’esperienza trasformativa.
“Se mi guardo indietro ho camminato, magari esteriormente sembra tutto come prima, ma io sono un’altra persona, che ha poco a che fare con quella di prima e, se devo essere sincera, a tratti la preferisco…. in questa devastazione ho visto anche cose che forse prima non avrei mai visto, sento che la mia vita di prima scorreva più in superficie e ora sperimento a tratti un’intensità (di dolore ma anche di amore) insospettata e inaspettata…. Guardando la vita attraverso il mio dolore, ho scoperto una me stessa diversa e un mondo diverso”.
Una mamma
Segnali da non ignorare: quando il lutto si complica
Purtroppo non sempre, e non per tutti, è possibile compiere il processo di elaborazione del lutto in tempi rapidi e in modo trasformativo. Talvolta ci si sente passivi, distruttivi, sopraffatti da angoscia, disperazione, paura e ribellione, al punto da non riuscire a utilizzare le proprie risorse o quelle dell’ambiente.
Se dopo alcuni mesi (fino a un anno) dalla perdita persistono sintomi come inappetenza o fame insaziabile, insonnia, ansia, difficoltà di concentrazione, isolamento, sensi di colpa, pensieri fissi sulla morte, depressione, lentezza nei movimenti e difficoltà a riprendere le attività quotidiane, parlatene con il vostro medico. Potrà consigliarvi, se necessario, un consulto con professionisti (psichiatra, psicologo) o l’accesso ai servizi della vostra ASL.
È importante farsi aiutare per non rischiare che la situazione degeneri in una forma di lutto complicato, più difficile da affrontare.
“Non c’è morte che non sia anche nascita.
Soltanto per questo pregherò”.
Mario Luzi
Conclusione: quanto dura il lutto?
La domanda “quanto dura il lutto?” non ha una misura unica. Più che i mesi sul calendario, contano l’ascolto di sé, la relazione con gli altri e la possibilità di chiedere aiuto quando serve. Il dolore cambia, e con il tempo può lasciare spazio a nuove forme di presenza, senso e memoria.

