Cosa rimane di una persona quando è morta, quando le cose sono state distribuite, buttate, distrutte, sparse, quando l’eredità – anche solo il rateo di pensione – è stato riscosso, quando al cimitero non c’è nessuno che visita neanche una volta all’anno? Ci sono forse i ricordi che, con passare del tempo, diventano immagini sbiadite: la zia di, il fratello di, il figlio che, il nipote di, quella che abitava al piano di sotto… Sembra che scompaia tutto, che non rimanga niente.

Eppure
è di rugiada
è un mondo di rugiada
eppure eppure 
 

(Kobayashi Issa)

Eppure ciascuno di noi è il risultato dell’incontro con persone, amici nel senso vasto della parola, come ha scritto Primo Levi, che hanno attraversato la nostra vita anche per poco e l’impronta lasciata  è diventata una traccia in me, è diventata me. Segni impalpabili, uno sguardo, un gesto gentile, una parola, sono penetrati e hanno messo radici.

Pensando alle persone che ci hanno segnato è più facile far emergere le offese, le ferite, le mancanze, ciò che ha rovinato l’Eden in cui pensavamo di avere diritto di stare. Questi segni rendono opachi gli altri che richiedono di riconoscere un sentimento difficile da esprimere: la gratitudine e la riconoscenza.
Scrivere un libro, un romanzo, un racconto o una poesia è un modo per recuperare e riconoscere le eredità ricevute e tracciare una mappa, una riflessione sulla propria vita, sulle tracce ricevute e quelle lasciate.


 

Raccontata da più voci e da diversi punti di vista, la storia attraversa diversi paesi: l’Italia, la Nigeria, il Giappone, la Scozia, la Bulgaria. Un piccolo libro dalla scrittura precisa, garbata, raffinata segue episodi della vita di Logan. Il protagonista, dopo molto viaggiare, abita a Roma. Lo conosciamo nel periodo finale della sua vita: è uno scienziato, un piccolo allevatore di chiocciole, una persona curiosa. Ma è anche uno di quegli uomini cui si passa accanto senza tanto notarli: timido riservato schivo. Non racconta molto di sé, non sembra essere inserito in una serie di relazioni significative, eppure costruisce. All’insaputa di tutti. Come le chiocciole delle quali si occupa professionalmente, lascia dietro di sé una traccia vitale, generativa. Una storia breve di solitudine e legami, di vita e di morte, di badanti e di stranieri, di gatti e di lumache, di piccoli atti di gentilezza che sono, alla fine, quello che lasciamo dietro di noi quando ce ne andiamo.

Lorenza Raponi, Il Malacologo, Rubbettino, 2021